Philadelphia Independent - Maraini, 'violenza non si controlla con la prigione ma con l'educazione già a scuola'

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Maraini, 'violenza non si controlla con la prigione ma con l'educazione già a scuola'
Maraini, 'violenza non si controlla con la prigione ma con l'educazione già a scuola'

Maraini, 'violenza non si controlla con la prigione ma con l'educazione già a scuola'

"Il femminicidio è una forma di regressione culturale, la donna non è un possesso"

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"Non si controlla la violenza con le regole, con la prigione, con i braccialetti. Purtroppo anche quelli servono, ma bisogna agire sull'educazione e quindi sulla scuola. Le famiglie hanno una dinamica psicologica molto complessa che non c'entra niente con i diritti civili, quindi io direi che invece dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole, fin proprio da piccoli, un'educazione semplicemente all'altro". Lo dice Dacia Maraini rispondendo a una delle domande dei giovani del Festival di Giffoni sul femminicidio. "Non è solo educazione sessuale, il sesso c'entra ma come tutto il resto. Il sesso non è separato dai sentimenti, dalla sensibilità, dallo sguardo verso il mondo, il sesso è parte della persona umana e quindi non puoi essere separato, c'è questo terrore del sesso. Invece secondo me bisogna imparare a stare con l'altro, questa è l'unica cosa che si deve imparare" sottolinea ancora la scrittrice. "La violenza, che sia sessuale, che sia economica, che sia di guerra, viene sempre dalla non conoscenza dell'altro, dall'idea che l'altro sia un nemico, ma non ci sono nemici, ci sono esseri umani", continua. Sul femminicidio dice ancora: "Io credo che sia una forma di regressione culturale, non c'entra niente con il sesso e non c'entra niente con la natura, cioè non è che un uomo per natura uccide la moglie. Ricordiamoci che per 3.000 anni l'uccisione della donna - il delitto d'onore è stato eliminato nel 1981, non tanto tempo fa - per secoli e secoli nella società romana, nella società greca era legittimato, questo è il punto. Questa è la ragione per cui una donna, se il suo marito o il suo compagno la tradisce, non è che pensa di ucciderlo, perché non ha avuto questa legittimazione nei secoli. Lei piange oppure, non so, magari insulta, ma non uccide perché ha imparato a sublimare. Invece per alcuni uomini è normale, per carità non tutti, perché ci sono tanti uomini bravissimi. Sono assolutamente contraria all'idea che ci sia un mondo di uomini e un mondo di donne separati, ci sono uomini e donne, persone che vanno giudicate una per una a seconda di come si comportano. Alcuni uomini - riflette Maraini - non sopportano che la propria donna - che loro considerano propria, ma che non lo è perché non esiste il possesso - abbia delle idee di autonomia. Quando un uomo identifica la propria virilità con il possesso non funziona. Io credo che i ragazzi oggi se ne rendano conto, però per tanti secoli si è detto 'quella è la donna mia e non deve andare via'. Se lei invece dice 'no, voglio essere indipendente, libera, me ne vado', lui entra in uno stato di tale disperazione, di tale orrore e l'idea di perdere l'identità che può ammazzare. Poi ricordiamoci che però è una vera tragedia: non guadagna niente, va a finire in galera, perde la famiglia, perde i figli. Quindi non è un delitto per ottenere qualcosa. È una tragedia culturale".

P.Mitchell--PI